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domenica 8 giugno 2014
133 giorni di me - Mediocrità
Non so cosa scrivere. Vorrei allietarvi con qualche perla di saggezza, con qualche immagine indimenticabile, con una riflessione che vi tocchi il cuore. Ma oggi purtroppo non ne ho. Oggi posso condividere la mia confusione e la mia incertezza, per un mondo pieno di precarietà, di ambiguità, un mondo indefinito che evita i contrasti e le opposizioni. Chi siamo? Cosa vogliamo? Dove stiamo andando? Siamo in un mondo che non prende ciò che vuole e non vuole ciò che ha, siamo in un mondo sospeso tra ciò che non è e ciò che non ha. Siamo nel limbo dei sentimenti, della sincerità, siamo nel limbo anche della felicità. Mai un guizzo, mai un brivido, viviamo nei surrogati di vita che ci siamo costruiti. Viviamo nella mediocrità, siamo mediocrità. Troppo mediocri anche per accontentarci, siamo un'umanità insoddisfatta e incapace di reagire. Non sappiamo aggredire la vita, ma al massimo aggrediamo gli altri. Non sappiamo conquistare il nostro posto nel mondo, possiamo solo invidiare quello degli altri. Non sorridiamo di ciò che ci circonda, magari non ci lamentiamo troppo. Mediocri fino in fondo, siamo quelli che stringiamo le spalle.
venerdì 26 aprile 2013
Il mio post alla Carrie Bradshaw
A volte mi osservo cambiare.
E' un piacere perverso e leggermente sadico quello di guardarsi dentro e osservare i piccoli enormi cambiamenti che hai subìto.
E' come infilare una mano dentro te stesso, afferrare il tuo cuore tra pollice e indice e piazzarlo sotto il vetrino di un microscopio.
Terribilmente inquietante. Ma crudelmente utile.
E allora ti accorgi che il tuo mondo si è tinto di un altro colore. I toni sono diventati più caldi, le lacrime sono aumentate e la colonna sonora è leggermente variata.
In questo shelliano incontro con me stessa, mi domando se sarebbe realistico pensare di non modificarsi, se sarebbe opportuno sforzarsi di non deviare dalla strada che ci si era prefissati per non rischiare di diventare ciò che non si è, ciò che non si voleva.
Perciò mi chiedo: cambiare deve significare per forza tradire se stessi? Il vero tradimento non è forse l'obbligarsi a non evolversi?
In questa società volubile e incostante, il cambiamento è diventato il nemico oppure è possibile cambiare rimanendo se stessi?

Lascio a voi le riflessioni.. Io la mia conclusione l'ho già tratta <3
E' un piacere perverso e leggermente sadico quello di guardarsi dentro e osservare i piccoli enormi cambiamenti che hai subìto.
E' come infilare una mano dentro te stesso, afferrare il tuo cuore tra pollice e indice e piazzarlo sotto il vetrino di un microscopio.
Terribilmente inquietante. Ma crudelmente utile.
E allora ti accorgi che il tuo mondo si è tinto di un altro colore. I toni sono diventati più caldi, le lacrime sono aumentate e la colonna sonora è leggermente variata.
In questo shelliano incontro con me stessa, mi domando se sarebbe realistico pensare di non modificarsi, se sarebbe opportuno sforzarsi di non deviare dalla strada che ci si era prefissati per non rischiare di diventare ciò che non si è, ciò che non si voleva.
Perciò mi chiedo: cambiare deve significare per forza tradire se stessi? Il vero tradimento non è forse l'obbligarsi a non evolversi?
In questa società volubile e incostante, il cambiamento è diventato il nemico oppure è possibile cambiare rimanendo se stessi?
Lascio a voi le riflessioni.. Io la mia conclusione l'ho già tratta <3
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sabato 23 marzo 2013
Californication
"It's the edge of the world
And all of western civilization
The sun may rise in the East
At least it settles in the final location
It's understood that Hollywood
sells Californication.."
Red Hot Chili Peppers
domenica 17 marzo 2013
News
Fanciulli, vi devo aggiornare di un po' di novità che avevo lasciato arretrate..
Perdonatemi, purtroppo ho trascurato il servizio informazioni in questi mesi.
A dicembre si è svolta a Tropea (Vibo Valentia, Calabria, Italia, Europa, Mondo) la splendida manifestazione del premio "Calabria per sempre", indetto dalla Fondazione Nicola Liotti.
Lì, ho avuto l'onore di partecipare come relatrice sul tema: "La lettura salva la vita?". E' stato un incontro bellissimo, ricco di confronto e di pathos, in cui ho avuto modo di incontrare persone fantastiche.
Quest'esperienza è stata ancora più bella poiché ho avuto l'occasione di condividerla con la mia meravigliosa sorellina, fondatrice di "Cose da lettori", pagina facebook di meritato successo.
Vi lascio con la foto dell'articolo pubblicato sul Quotidiano della Calabria,
Un abbraccio :)
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domenica 19 febbraio 2012
La Società
Detesto la Società, il mostro del 'comune buon senso' che ti travolge e ti sommerge. L'onda del prevedibile, del consono, del conveniente.
Detesto quando ti dice chi devi essere ancora prima che tu inizi a parlare. Non sopporto essere vista come una futura madre e una futura moglie perché è ciò che tutte devono fare. Queste, come altre, sono scelte. Sono passi che ti cambiano la vita e che non devi compiere per forza. Dovrebbero essere un qualcosa di pensato, una scelta consapevole, non una condizione raggiunta andando alla deriva nel mare delle aspettative sociali.
La Società si impiccia della tua vita privata, della tua condizione. Del tuo conto in banca, del tuo reddito, del tuo stato sentimentale. La Società è pronta sempre a farti delle domande, sempre a chiederti "Perché?".
Perché sto bene così. Perché sono libera, indipendente e beatamente felice. Perché è qui che voglio stare. Perché non ho trovato la persona che si integri nella mia vita senza distruggerla o incrinarla. Perché credo che questa sia la condizione migliore per me. Perché in questo momento della mia vita quella non è la mia priorità.
Per la Società queste risposte non sono contemplate.
La Società osserva, giudica, dà delle scadenze. Devi rispettarle o sei un outsider.
La Società è il peggior datore di lavoro.
martedì 13 settembre 2011
La moda passa, lo stile resta (Chanel)
Lo so, molti di voi si lanceranno contro di me al grido di "estirpiamo la superficialità" :D Ma prenderete un granchio, vi avverto.
Gabrielle Chanel per me è stata una grandissima stilista. Ha inventato la donna in pantaloni, la donna pratica e lavoratrice, ma non ne ha mai dimenticato la femminilità. Era una donna fragile ma infinitamente determinata a cui la vita ha tolto e dato tanto e che ha segnato per sempre il mondo del fashion design. Per quanto riguarda me, sono appassionata di moda da... sempre. Considero la moda una forma d'arte, è un modo per esprimere qualcosa di più. Il modo di vestire è la fotografia di come sei o di come vuoi essere. Anche chi trascura il proprio abbigliamento fornisce indizi su se stesso. Non si possono evitare gli abiti e di conseguenza non si può evitare che essi attirino attenzione: d'altronde, ci ricoprono da capo a piedi. Non giudicherò mai una persona per come si veste: detesto i pregiudizi e le etichette, ma credo che gli abiti siano un'espressione della personalità e, a volte, un tentativo di mostrarsi diversi da quel che si è. Filosofie a parte, alcuni ritengono che la bellezza di un capo d'abbigliamento sia determinata dal suo prezzo. Secondo me no: adoro comprare vestiti sfiziosi con cui sbizzarrirmi, ma anche capi che nessuno noterebbe e abbinarli in modo da renderli unici. Mi vesto per come mi sento bene, per come vivo me stessa quel giorno e in quel momento. Sono curiosa e mi piace scoprire nuove mise, nuove chicche, nuovi unici dettagli da aggiungere al mio guardaroba. E ho una passione smodata per gli accessori. Con gilet, cappelli, t-shirt e bigiotteria potrei dar fondo al mio budget :D
Ora potrete comprendere la mia gioia nel dirvi che oggi è stata una fantastica giornata di shopping!
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domenica 11 settembre 2011
Per non dimenticare
Il mio 11 settembre 2001 è un ricordo filtrato dalla mente di una bambina. Guardavo la tv, avevo nove anni o quasi. Il mio programma preferito fu interrotto per un'edizione speciale del tg. Vidi le immagini a bocca aperta e corsi a chiamare mia madre perché venisse anche lei. Qualche giorno dopo, a scuola, ci fecero scrivere un tema sull'attentato. All'epoca non sapevo neanche come si scrivesse kamikaze. Quella violenza e quell'orrore, prima così estranei, piombarono nel mio mondo come un fulmine. Iniziai a pensare alla guerra e iniziai a parlarne. Stava cambiando tutto ma io me ne sarei accorta solo qualche anno dopo, quando iniziai anche a pormi delle domande.
giovedì 8 settembre 2011
venerdì 2 settembre 2011
"Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere" Gandhi
Credo che questa frase sia perfetta per il turbolento periodo in cui la nostra società viene a trovarsi. Va tutto a rotoli, la società fa schifo, la classe politica fa schifo, i giovani anche e il pianeta pure. Il singolo non può cambiare nulla, quindi meglio adeguarsi. Beh, è qui che arriva il mio no. Crediamo davvero che sia così semplice, che alzare le spalle e lamentarsi sia l'unica strada possibile? Magari lasciando gli altri a darsi da fare per migliorare le cose, perché noi da disfattisti non lo riteniamo abbastanza. E' ora di svegliarsi invece, di renderci conto che senza un impegno continuo e costante, senza le piccole azioni di una sola persona, è tutto finito. Dove saremmo se nessuno avesse mai avuto il coraggio di essere diverso, di staccarsi dai comportamenti convenzionalmente accettati perché divenuti d'uso comune? Se sprofondiamo nel pensiero che quello che facciamo non cambierà niente credo che contribuiremo solo a creare un mondo di cinismo senza alcuna possibilità di risollevarsi. Vogliamo che le cose cambino? Iniziamo con il cambiare noi stessi. Pretendiamo un mondo più pulito? Smettiamola di buttare le carte fuori dal finestrino o per la strada. Consideriamo irrealizzabili le aspettative verso un mondo felice? Iniziamo ad essere felici noi per primi, abbandonando lo stato di perenne insoddisfazione e di indolenza.
Cambiamo e il mondo cambierà insieme a noi.
Cambiamo e il mondo cambierà insieme a noi.
sabato 13 agosto 2011
Uprising
Interchanging mind control
Come let the revolution take its toll if you could
Flick the switch and open your third eye, you’d see that
We should never be afraid to die.
Rise up and take the power back, it’s time that
The fat cats had a heart attack, you know that
Their time is coming to an end
We have to unify and watch our flag ascend.
They will not force us
They will stop degrading us
They will not control us
We will be victorious!
venerdì 12 agosto 2011
sappiamo di cosa stiamo parlando?
Sento parlare spesso dei giovani autori. "Per loro scrivere è un modo come un altro per diventare famosi", dicono molti. E io giù a ribattere che non è vero, che non si può fare di tutta l'erba un fascio, che i giovani scrivono perché hanno qualcosa da dire, perché forse questo mondo li ha stancati un po'. Poi leggo cose del tipo "Voglio scrivere un libro. Mi dite la trama?" Oppure "Sto scrivendo un libro parla di... Pensate che possa interessare il pubblico, lo comprerebbero?"
E penso.. Forse hanno ragione loro, gli scettici che scuotono la testa con indignazione di fronte ai giovani scrittori. Forse si inizia a pensare che scrivere sia il talento che tutti possono avere, forse la maggior parte dei giovani la pensa così. Essere un prodigio musicale richiede impegno, avere capacità canore straordinarie richiede almeno una bella voce.. Scrivere? Beh, quello lo insegnano in prima elementare. Allora scriviamo un libro! Datemi una trama e diventerò il nuovo Shakespeare.
Ma cosa si pensa che voglia dire scrivere un libro? I libri non si scrivono perché bisogna diventare la nuova Rowling o il nuovo Wilde, non si scrivono per attirare il pubblico e vendere. Sono shockata. I libri li scrivi quando vuoi dire qualcosa, prima di tutto a te stesso. Quando senti qualcosa dentro che ti spinge a scrivere senza fermarti, quando proseguiresti tutta la notte e tutto il giorno seguente, perché le parole ti sgorgano dall'anima. Non si "sceglie" di raccontare una storia. E' lei che sceglie di essere raccontata da te. Non scrivi un libro per un fantomatico pubblico: quando vuoi scrivere, quando vuoi davvero scrivere, non racconti a nessun altro se non a te stesso. Non hai nessun'indagine di mercato da valutare. Non si diventa scrittori. Scrivere non è battere al computer 300 pagine. Scrivere non è formulare frasi. Scrivere è raccontare, appassionare, mettere su carta non quello che TU hai scritto ma quello che il tuo CUORE ha scritto per te. Perché una storia è qualcosa di più di una trama. E' sentimento, coinvolgimento, motivazioni. Amore per la parola, per le emozioni che può suscitare. Scrivi perché hai qualcosa da dire o qualcosa da mostrare (nb: mostrare e non DImostrare). Scrivere è arte e come tale è prima di tutto rispetto.
A volte c'è da chiedersi se sappiamo di cosa stiamo parlando, quando diciamo di voler scrivere..
E penso.. Forse hanno ragione loro, gli scettici che scuotono la testa con indignazione di fronte ai giovani scrittori. Forse si inizia a pensare che scrivere sia il talento che tutti possono avere, forse la maggior parte dei giovani la pensa così. Essere un prodigio musicale richiede impegno, avere capacità canore straordinarie richiede almeno una bella voce.. Scrivere? Beh, quello lo insegnano in prima elementare. Allora scriviamo un libro! Datemi una trama e diventerò il nuovo Shakespeare.
Ma cosa si pensa che voglia dire scrivere un libro? I libri non si scrivono perché bisogna diventare la nuova Rowling o il nuovo Wilde, non si scrivono per attirare il pubblico e vendere. Sono shockata. I libri li scrivi quando vuoi dire qualcosa, prima di tutto a te stesso. Quando senti qualcosa dentro che ti spinge a scrivere senza fermarti, quando proseguiresti tutta la notte e tutto il giorno seguente, perché le parole ti sgorgano dall'anima. Non si "sceglie" di raccontare una storia. E' lei che sceglie di essere raccontata da te. Non scrivi un libro per un fantomatico pubblico: quando vuoi scrivere, quando vuoi davvero scrivere, non racconti a nessun altro se non a te stesso. Non hai nessun'indagine di mercato da valutare. Non si diventa scrittori. Scrivere non è battere al computer 300 pagine. Scrivere non è formulare frasi. Scrivere è raccontare, appassionare, mettere su carta non quello che TU hai scritto ma quello che il tuo CUORE ha scritto per te. Perché una storia è qualcosa di più di una trama. E' sentimento, coinvolgimento, motivazioni. Amore per la parola, per le emozioni che può suscitare. Scrivi perché hai qualcosa da dire o qualcosa da mostrare (nb: mostrare e non DImostrare). Scrivere è arte e come tale è prima di tutto rispetto.
A volte c'è da chiedersi se sappiamo di cosa stiamo parlando, quando diciamo di voler scrivere..
venerdì 29 luglio 2011
Non chiederci la parola (Montale)
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Credo che questa poesia sia magnifica e molto attuale. Negli anni in cui viviamo, la letteratura credo si esprima anche con la negazione. Non ci sono risposte, solo realtà. Non ci sono obiettivi acui aspirare ma solo modelli a cui sfuggire. Anche il non trattare, il non parlare è adesso un impegno, un messaggio sociale. La futilità o la fantasia, sono indizi che l'intellettuale dissemina sul prato della società. Ora c'è solo da chiedersi: sono gli intellettuali che si rifiutano di parlare, o sono i potenti che li inducono a non farlo?
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Credo che questa poesia sia magnifica e molto attuale. Negli anni in cui viviamo, la letteratura credo si esprima anche con la negazione. Non ci sono risposte, solo realtà. Non ci sono obiettivi acui aspirare ma solo modelli a cui sfuggire. Anche il non trattare, il non parlare è adesso un impegno, un messaggio sociale. La futilità o la fantasia, sono indizi che l'intellettuale dissemina sul prato della società. Ora c'è solo da chiedersi: sono gli intellettuali che si rifiutano di parlare, o sono i potenti che li inducono a non farlo?
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