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mercoledì 4 giugno 2014
133 giorni di me - Il cellulare perduto
Ogni sorta di prove e sfide oggi hanno riempito il mio viaggio. Ma niente è impossibile se ti stanno accanto cavalieri e principesse senza paura. Dolci e temerarie fanciulle che si svegliano a mezzanotte e mezza per condurre insieme a te a un'indagine misteriosa. Potenti stregoni che, strappati al sonno, affrontano un'insolitamente fredda notte di giugno alla ricerca del (tuo) cellulare perduto. Cavalieri coraggiosi e impavidi che ti accompagnano nel periglioso viaggio verso la conquista del magico marchingegno. Grazie a loro, la mia avventura questa sera si è conclusa felicemente. E, come nelle storie più classiche, vissero tutti felici e contenti.
mercoledì 21 maggio 2014
133 giorni di me - Piccole cose
Oggi ho ricompensato la fatica di ieri con dei regalini. Presi di corsa, certo, afferrati di fretta nel tempo che volava via, eppure miei.
Ci ripenso adesso, quando ho appena finito di studiare e domani mi aspetta un'altra giornata pesante, ma sono tutto sommato soddisfatta. Perché sono riuscita a portare a termine tanti piccoli impegni, perché pregusto il momento in cui mi infilerò sotto le coperte e sentirò scivolare via la stanchezza, perché tra le tante cose di questa giornata ci sono alcune piccole dolcezze, astratte e materiali, che scioglieranno un po' dello stress che ho assorbito.
A volte sono le cose piccole, sfuggevoli e magari neanche così significative, quelle che ricordiamo meglio.
Per me, oggi, sono due smalti nuovi e uno yogurt pessimo mangiato in ottima compagnia.
martedì 20 maggio 2014
133 giorni di me - Prima di dormire
Sto scrivendo praticamente al buio, dal cellulare, mentre sono a letto.
Oggi è stata una giornata pesantissima ma soddisfacente e sono così stanca da non aver superato neanche la prova tv..
Ho trascorso una giornata intera tra biblioteca e lezioni, così assorbita dalla vita del campus come non accadeva da quando ero una matricola. É stato bello.
Per stasera passo e chiudo, la connessione è pessima..
Vi abbraccio e mi concedo un po' di meritato riposo :P
Oggi è stata una giornata pesantissima ma soddisfacente e sono così stanca da non aver superato neanche la prova tv..
Ho trascorso una giornata intera tra biblioteca e lezioni, così assorbita dalla vita del campus come non accadeva da quando ero una matricola. É stato bello.
Per stasera passo e chiudo, la connessione è pessima..
Vi abbraccio e mi concedo un po' di meritato riposo :P
lunedì 13 febbraio 2012
Naivety
La delusione è una consapevolezza sottile. Viene dopo la rabbia, le urla, i pianti, le recriminazioni. Dopo le accuse e le lacrime.
E' una calma glaciale, immobile, senza perturbazioni.
E' una piccola morte.
Ogni delusione uccide una parte di noi. Nutre la nostra diffidenza, soffoca l'innocenza.
Senza quasi accorgercene, finiamo per chiuderci nel nostro scrigno di vetro, al sicuro dal mondo esterno. In un angolo langue l'ultimo fantasma della nostra ingenuità, di quell'approccio cieco e sorridente alla vita e agli altri, di quella fiducia gratuita che si dispensava giorno dopo giorno.
Questo è il prezzo per tenere al sicuro il nostro cuore.
Ma quello che io mi domando è: questa è davvero l'unica via?
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giovedì 4 agosto 2011
piccola vita
Ieri, mezzogiorno circa. Esco dall'auto e vedo una cosetta di 4 cm più o meno per terra. Mi accorgo che la cosetta ha due occhietti membranosi chiusi, una pelle sottilissima e non ha neanche una piuma. Mi porto la mano alla bocca, in pieno terrore. E' morto, me lo sento. Chiamo mia sorella che mi convince ad avvicinarmi per controllare cos'ha. Si muove. Esulto mentalmente. Respira affannosamente e muove le alette senza penne cercando di sfuggire al sole cocente. Mi viene da piangere. Una creaturina così piccola, un neonato, totalmente impotente. Non può reagire, non può muoversi, non può fuggire. Costretto a rimanere lì, sotto il sole di mezzogiorno a supplicare che qualcuno lo salvi, nel mondo sordo della città. E' qualcosa di così crudele che mi paralizza. Per fortuna c'è mia sorella, che è più coraggiosa di me in queste cose. Con un fazzolettino lo raccoglie e lo appoggiamo nell'aiuola accanto, all'ombra. Il nido è lì, sull'albero, ma è troppo in alto e nessuna delle due ci arriva. Aspettiamo i soccorsi, senza il coraggio di controllare se il piccolo respira ancora. Quando arriva mio cognato, decisamente più alto di noi, trovo finalmente la forza di controllare. La creaturina non si contorce più, ma respira con calma. Mio cognato la prende e la lascia nel nido. La mamma corre a nutrirla. E' salva.
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